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Il retail italiano nel 2025 affronta sfide non facili per tutti in un mercato spesso a consumi calanti. Da una parte abbiamo Lidl che conquista nonne settantenni con un’app (seriamente, mia zia ora fa la spesa con lo smartphone), dall’altra Coin che per quest’anno ha previsto la chiusura di 8 punti vendita. Partiamo dai vincitori, che almeno ci fanno sperare.

Lidl ha capito tutto. La loro app Lidl Plus non è rivoluzionaria, ma funziona. Oltre 100 milioni di utenti globali non mentono. Il trucco? Hanno reso digitale quello che già facevamo: collezionare sconti e sentirci furbi quando risparmiamo 50 centesimi sui biscotti. Geniale nella sua semplicità. E a proposito di grandi idee ieri (al momento in cui scrivo) hanno presentato Lidl by Lidl una giacca ispirata agli Oasis!

Esselunga ha fatto il passo successivo nel marketing one-to-one. La nuova app ti lascia scegliere 10 prodotti da scontare ogni giorno (fra un paniere abbastanza ampio). È personalizzazione, ma senza l’ansia da scelta infinita che ti paralizza su Netflix.

Poi c’è il futuro che spaventa (alcuni). Conad ha aperto negozi senza casse a Verona e Trento a seguito dei quali sia Conad che altre catene hanno preannunciato ulteriori aperture nel 2024, slittate però al 2025. Computer vision, sensori, tutto automatico. 60.000 visite in sei mesi. La gente ci va, funziona (+5,8% nel 2024), ma io continuo a pensare: che fine faranno le cassiere che mi guardano male quando compro solo gelati e cioccolato?

Altro caso è Coop con EasyCoop. L’omnicanalità non è più una parola che usano solo i consulenti per sembrare intelligenti. Chi usa sia online che negozio fisico spende il 22% in più. Sembrerebbe matematica: più touchpoint = più ricavi.

Ikea a Roma ha fatto un’ottima mossa. Showroom immersivo dove puoi cambiare l’illuminazione della camera da letto e trasformare la cameretta in un accampamento indiano. Sette milioni di visitatori all’anno, il 95% possiede già mobili Ikea. L’obiettivo? Forse farti comprare altra roba che non ti serve, però fatto con stile.

Benetton ha scelto la strada opposta: meno negozi, ma buoni. Chiudere 100 punti vendita per concentrarsi sui flagship. Risultato? +7% di vendite nei negozi diretti. A volte la sottrazione è più potente dell’addizione. E per il 2025 sono annunciate altre chiusure in tutto il mondo.

E poi ci sono i casi meno di successo. FICO Eataly World: l’idea di un parco tematico del cibo sembrava geniale sulla carta. Nella realtà? 400.000 visitatori invece dei 6 milioni previsti. Farinetti ha ammesso: “FICO mi è venuto male”. E adesso è diventato Grand Tour Italia.

Getir e il quick commerce sono l’esempio perfetto di come i venture capital possano far sembrare geniale anche l’idea più insostenibile. Consegne in 10 minuti, ma a che prezzo? Hanno bruciato milioni per scoprire che gli italiani, sorprendentemente, possono aspettare più di 10 minuti per ricevere lo yogurt.

Due casi (FICO e Getir) non recenti però, forse perché in un mercato non espansivo c’è molta più cautela e i roll-out sono più graduali.

La lezione è semplice: nel retail vince chi risolve problemi veri con soluzioni semplici. Lidl ti fa risparmiare senza stress, Esselunga ti fa scegliere le promozioni, Conad ti libera dalle casse. Chi invece sogna rivoluzioni che nessuno ha chiesto, finisce meno bene.

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